Ordine di pagamento scritto con il quale il cliente (detto traente) chiede alla banca di versare una somma a un terzo (beneficiario). Va compilato indicando data e luogo di emissione, importo, beneficiario, firma.

Se l’assegno è privo anche di una sola delle informazioni necessarie, la banca può rifiutare di pagarlo. Si ottiene un libretto che contiene di solito 10 o 20 assegni aprendo un conto corrente in una banca, sottoscrivendo la “convenzione di assegno”, in base alla quale il cliente può emettere assegni, e depositando in banca la firma che servirà alla banca per controllare l’ autenticità di quella sugli assegni. Il cliente ha l’obbligo di assicurare che sul proprio conto, al momento della riscossione dell’ assegno da parte del beneficiario, sia presente denaro sufficiente a pagare l’assegno.

Se l’assegno è pari o superiore a 2500 euro, su questo dovrà essere sempre apposta la clausola “non trasferibile”. Il modulo di assegno è formato dalla “madre”, il talloncino unito al libretto sul quale sono annotati dati sul suo utilizzo, e dalla “figlia”, l’ assegno vero e proprio.

E’ consigliabile registrare i dati del pagamento effettuato con l’assegno sulla “madre” e custodirla per controllare gli estratti conto. Emettere assegni senza autorizzazione o scoperti è illecito amministrativo.

Gli assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori a 2500 euro devono recare l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità.

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