Nel contratto di pronti contro termine (PcT) una parte vende a un’altra certa quantità di titoli (operazione “a pronti”) con contemporaneo obbligo di riacquisto della stessa quantità a una data prestabilita (operazione “a termine”) e a determinate condizioni di prezzo.

Oggetto della transazione sono di solito titoli di Stato o bond. La durata del contratto è breve, di solito qualche mese. Il venditore ” a pronti” e acquirente “a termine” è una banca, mentre l’ acquirente “a pronti” e venditore “a termine” è il risparmiatore.

Il rendimento dell’ operazione è dato dalla differenza tra prezzo di riacquisto e di vendita e sconta un’aliquota fiscale sugli interessi del 20% alla fonte.

Sono affidati alla Banca d’Italia per quanto attiene agli effetti dei PcT sulla stabilità patrimoniale delle banche. Sulla forma di strumento d’ investimento invece, non esiste alcun controllo, come spiega una comunicazione Consob del 21 gennaio 2008. I PcT non sono soggetti al rischio emittente, in quanto la Banca è comunque tenuta a riacquistare a termine il titolo oggetto del contratto al prezzo prefissato anche se l’emittente è andato in default o in fallimento durante l’ operazione.

Esiste invece il rischio dell’ inadempimento della controparte: sul cliente risparmiatore grava il rischio del fallimento della banca, cioè che al termine del contratto l’istituto non sia in grado di riacquistare i titoli oggetto del contratto.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi